Studio Farnese: Il segno dell’arte cinetica e il rapporto tra arte, architettura e industria nella Roma del ’68

Albumarte, Roma

23-24 maggio 2018

A cura di: Vittoria de Petra, Federico Alfani
Credits: Albumarte, Luisa de Notaristefani, Beatrice Roccetti Campagnoli
Photo credits: Albumarte

Nel 50mo anniversario del Sessantotto, AlbumArte ha accolto il progetto di Studio Pivot di svelare parte dell’archivio, fino ad oggi inedito, della galleria Studio Farnese e di alcune delle opere esposte negli anni della sua attività. Attraverso incontri e interventi di architetti, artisti e critici, Studio Pivot e AlbumArte hanno coinvolto il pubblico nel dialogo tra arte e architettura perpetuato dalla galleria dal 1968 in poi, oltre alla realizzazione di una mostra retrospettiva allestita negli spazi di AlbumArte, con le opere di Federico Brook, Sara Campesan, Attilio Lunardi, Antonio Niero, Claude e Nicole Parent, Osvaldo Romberg, Oscar Savio, Nicholas Schoeffer.

Con la partecipazione di Jacopo Costanzo (Warhouse of Architecture and Research), per proporre una contestualizzazione storica dell’attività dello Studio Farnese e approfondire il contatto tra architettura, design e l’industria avvenuto in occasione del progetto CAVA; Carolina Brook (curatrice e storica dell’arte) e Rosa Jijón (segretario culturale IILA | Organizzazione internazionale italo-latino americana).

La galleria Studio Farnese si affaccia al panorama artistico romano nel febbraio del 1969 in piazza Farnese 50. Lo spazio, fondato da Maria Di Lella Alfani (1917-2006), donna intelligente colta e intraprendente, sicuramente anticipatrice di quel rinnovamento che stava per scoppiare in quegli anni, era dinamico ed eterogeneo e si apriva a scambi intellettuali tra protagonisti di diverse discipline. Maria Di Lella Alfani visse tra Roma e Parigi, dove risiedette per quattordici anni, e durante quell’esperienza rimase affascinata dalle possibilità estetiche, dalle illusioni ottiche e dal concept avanguardistico delle opere presentate in occasione della mostra “Le Mouvement” allestita nel 1955 nella sua galleria di Parigi, dall’intelligente e innovativa Denise René (1913-2012), alla quale si deve la consacrazione dell’arte cinetica.
Recependo l’interesse polivalente dell’arte cinetica ad accogliere i condizionamenti della scienza e di altre discipline, Maria Di Lella Alfani, si propone di realizzare nei suoi progetti  nella galleria Studio Farnese, “incontri interdisciplinari tra artisti, architetti, critici, psichiatri, biologi e musicisti”, per la preparazione dei quali, intrattiene un fitto scambio  epistolare e intellettuale con Denise Renè  fino ad inaugurare la galleria Studio Farnese, il 7 febbraio del 1969, con una mostra su Nicholas Schoffer, artista che vinse il Gran Premio della critica alla Biennale di Venezia del 1968. La mostra ebbe grande risonanza mediatica e fu ripresa da gran parte della stampa quotidiana e televisiva dell’epoca italiana ed estera.

La concezione del fenomeno artistico inquadrato nella dimensione urbana, guiderà i passi successivi della programmazione della galleria, in particolare nelle mostre in cui sceglierà di accostare i progetti di architettura alle opere di artisti plastici contemporanei, come fu nel caso delle mostre dedicate a Paola Levi Montalcini, Paolo Portoghesi e Vittorio Gigliotti (1969),Saverio Busiri Vici e Attilio Lunardi (1970); Igino Legnaghi e Tommaso e Gilberto Valle (1970) e il coinvolgimento di Bruno Munari in un’esposizione del 1969 e la collaborazione con l’Industria Ceramica C.A.V.A.
Nel 1972 la galleria chiuderà per motivi che non sono emersi, nonostante l’attento e partecipato interesse ricevuto da architetti, artisti, istituzioni e personaggi del panorama artistico romano.

Nel clima dell’orientamento italiano di accogliere artisti e correnti internazionali, il tentativo messo in atto da Maria Di Lella Alfani, che ne applicava anche il metodo innovativo, gallerista donna, nella difficile Roma di quegli anni, rimane una testimonianza rara, fino a questo momento non ancora ricordata e approfondita L’intento è di coinvolgere il pubblico attraverso incontri e interventi di architetti, artisti e critici, volti ad approfondire la tematica del dialogo tra arte e architettura perpetuato dalla galleria agli inizi degli anni ’70. Favorendo la scoperta di una narrazione storico-artistica unica e produttiva orientata all’interdisciplinarietà delle arti, s’intende testimoniare come una donna, gallerista, affascinata dalle proposte internazionali, fosse stata in grado di garantire, nonostante la brevità dell’esperienza dello Studio Farnese, una visione sperimentale e alternativa delle avanguardie artistiche nella Roma della transavanguardia e dell’arte concettuale.